11 marzo 2007

NERONE DI CAIO TARQUILLO SVETONIO E PUBLIO CORNELIO TACITO

da Isabella Guarini

Una spietata lotta per il potere nella Roma imperiale. Nerone visto e giudicato da due storici. Tacito, narratore distaccato dagli avvenimenti quotidiani, ma che non sottace gli abusi del potere. Svetonio, come un giornalista, più vicino alla cronaca, al gossip come si direbbe oggi.
Einaudi Editore

14 commenti:

Primo Casalini ha detto...

Sì, Svetonio è proprio come certi giornalisti di oggi, che anche nelle tragedie sono interessati al risvolto gossiparo. Svetonio lo sa fare benissimo e si legge che è un piacere.
Tacito non è un grande storico, perché è in fondo un laudator temporis acti, non si rende conto della necessità storica del passaggio dalla repubblica senatoria all'impero augusteo. Ma è un grandissimo scrittore tragico: restando su Nerone, basta leggere la pagina sul coraggio della liberta Epicari, e in genere tutte le pagine sulla congiura di Pisone.
Tacito l'ho scoperto giovanissimo: i suoi Annali in due volumetti furono il mio primo acquisto della gloriosa BUR. Ma ancora oggi faccio fatica a fare i conti con la sua lingua: usa un latino molto difficile, prima o poi riuscirò a leggerlo, magari questa estate.
Buona giornata, Isabella.

Primo Casalini

i.guarini ha detto...

Caro Casalini, ti ho inviato un messaggio in Disegnare con l'emisfero destro, per chiederti un parere sulle voliere-sculture nel Parco Di Monza. Forse, non lo hai letto. Saluti, Isabella Guarini

Primo Casalini ha detto...

No, non l'avevo letto, ed ho provveduto ora a rispondere.

Grazie


Primo Casalini

oreste ha detto...

C. Svetonio Tranquillo (non Tarquillo) ha il merito di riportare aneddoti non realistici ma “veritieri”, nel senso che rivelano l’atmosfera. Per es. è assai difficile che Cesare passando il Rubicone abbia detto la frase, peraltro mal tradotta da un proverbio greco, “alea iacta est”, ma rende l’idea del personaggio e della situazione. Semmai è interessante in questo caso confrontare Svetonio con Cesare stesso, che nella “Guerra civile” racconta la cosa in tre parole senza la minima enfasi: “Il giorno dopo si trasferì a Rimini”.

i.guarini ha detto...

Sentite questa di Svetonio su Nerone:"La sua insolenza, la sua libidine, la lascivia, la sua avarizia, la sua crudeltà si manifestarono dapprima gradatamente, quasi di nascosto, come se si trattasse di eccessi giovanili; e tuttavia anche allora nessuno poteva avere dubbi: quei vizi appartenevano al carattere, non all'età. Quando cadeva la notte, messosi in testa un cappello o un berretto,girava per le bettole, vagabondava per i quartieri, faceva delle stranezze che non erano per nulla innocue: di solito si divertiva ad aggredire i passanti che tornavano da un acena, li feriva, li gettava nelle cloache, se resistevano; forzava persino le porte dei negozi, li svaligiava."
Mi sembra il profilo metropolitano dei nostri giorni!Isabella Guarini

Primo Casalini ha detto...

Perché Giulio Cesare scrive una frase così priva di enfasi? Può darsi perchè il suo più che un libro di storia è un libro politico, e lui aveva tutto l'interesse a diminuire il peso della effrazione definitiva che aveva fatto passando il Rubicone.
Per quanto riguarda Nerone, i torbidi politico-teppistici a Roma avevano una storia lunga decenni: gli scontri delle bande di Clodio e di quelle di Milone (che erano in fondo uomini di paglia di Cesare e di Pompeo) sono ben raccontati in certe arringhe di Cicerone che non sapeva, a parte lo splendore della lingua, letteralmente che pesci pigliare. In fondo, a pensarci bene, anche Catilina era un uomo di paglia. Di Giulio Cesare. Cicerone lo fa capire, ma si guarda bene dal dirlo a chiare note. E' interessante il suo epistolario, in cui si colgono bene le sue oscillazioni fra morale e opportunità.
Su Nerone, resta il fatto che fu un formidabile suscitatore d'arte, sia pittorica che architettonica, che teatrale, sicuramente anche musicale. O tempora o mores!


buona serata
Primo Casalini

i.guarini ha detto...

Ho sempre pensato che gli artisti, almeno quelli che definiamo tali, siano persone dotate di una buona dose di malvagità, che trasformano in arte, anche politica,quando è possibile, o in delitti,se ne è negata l' opportunità. Una persona dall'indole docile non diveterà mai un artista famoso.
Isabella Guarini

oreste ha detto...

Clodio e Milone sono solo due capo-scagnozzi, non uomini di paglia (cmq istituzionali). Ma soprattutto non lo è Catilina, che avrà pure avuto Cesare dalla sua dietro le quinte, ma lui personalmente è uno con le palle, che alla fine della “sua” battaglia viene trovato cadavere in mezzo alle file nemiche: se Sallustio non è Svetonio. Il quale ultimo, appunto con le sue “invenzioni veritiere”, ci dà il senso politico che dice Casalini. Ma lo stile di Cesare è la sobrietà, come scrittore ma anche come uomo politico e persino come capo militare. Ah, averne uno oggi! PS: vedi sotto “Le idi di marzo”.

Primo Casalini ha detto...

Giusta l'osservazione di Oreste, Clodio e Milone capo-scagnozzi (tipo il Griso e il Nibbio), non uomini di paglia, come erano invece certi consoli eletti per mascherare il gioco vero, come con i nostri governi balneari. Catilina? Bah, le ambizioni superavano le possibilità reali, a parte il coraggio personale. Interessante anche il confronto fra Sallustio e Svetonio, è chiaro che Sallustio è artista grande, altro è il discorso sulla veridicità, Sallustio era schieratissimo. Condivido l'opinione riguardo Giulio Cesare: non credo che sia mai esistita una lucidità pari alla sua. E una capacità di tradurla subito in azione.
Sugli artisti, Guarini, sì la malvagità è spesso di casa e non come fastidio, proprio come occasione d'arte. Ho letto una mirabile biografia di Beethoven, scritta da Maynard Solomon, musicologo vero e psicanalista. Ne escono dati sul sistematico mal fare di Beethoven, quasi a vendicarsi per dispetto proprio su quelli che lo favorivano.
Formidabile il comportamento con l'Immortale Amata, Antonie Brentano. Che fece, quando finalmente la trovò? Fuggì a gambe levate. Chissà, se non fosse stato così, non avremmo avuto Beethoven.

Buon tardo pomeriggio

Primo Casalini

i.guarini ha detto...

Diciamoci la verità, Cesare aveva fatto grandi imprese divenendo potentissimo. Nobile di nascita, aveva consapevolezza della potenza acquisita tanto da pensare di trasmetterla per eredità. A causa di questa visione monocratica,fu vittima sacrificale degli ideali repubblicani. Un personaggio imbarazzante, dal punto di vista dell'ortodossia repubblicana, ma che ispira il rifiuto della violenza con cui spesso nella storia si conquistano le libertà.
Dopo il delitto di Cesare ,non ci fu certo il trionfo della Repubblica!
Saluti, Isabella Guarini

i.guarini ha detto...

da Sallustio
Indole inquieta di Catilina

XV — Iam primum, adulescens, Catilina multa nefanda facinora fecerat contra ius fasque. Quae quidem res mihi in primis videtur causa fuisse facinus maturandi. Namque animus impurus, dis hominibusque infestus, neque vigiliis, neque quietibus sedari poterat; ita conscientia mentem excitam vastabat. Igitur color ei exanguis, foedi oculi, citus modo, modo tardus incessus; prorsus in facie voltuque vecordia inerat.
Insomma, l'indole iniqua è la base di tutto!
Isabella Guarini

Primo Casalini ha detto...

Isabella Guarini, ho inserito in Stile libero, la pagina prepolitica di Ulivo Selvatico, la mia Novelletta degli Odori riguardo il "Disegnare con la parte destra del cervello", col mio nickname di Solimano e sotto il titolo "Un palmo di naso (45) L'astuccio" in data 14 marzo. Mi saprai dire.
Riguardo Catilina, non gli bastò l'indole iniqua, che forse era anche di Giulio Cesare, ma la capacità di dar corso alle sue ambizioni, e un po' di fortuna, anche. Il simbolo della fortuna mi sembra che sia una bella donna nuda in equilibrio instabile su una sfera, che forse è la terra.

buona giornata e a risentirci

Primo Casalini

i.guarini ha detto...

Caro Solimano, infine ti ho scovato. Il tuo scritto sul disegno è molto bello. Mi ricorda alcune mie esperienze fatte da studente d'architettura., dopo aver fatto il liceo classico. Hai ragione. L'odore delle matite, dei pastelli, delle chine è attrattivo,e non so se ha a che fare con l'emisfero destro del cervello. Perché non hai corredato lo scritto con un tuo disegno? Saluti, Isabella Guarini

Primo Casalini ha detto...

Isabella, la scelta era fra un disegno mio ed uno di Watteau. Ho scelto Watteau! Confido tu abbia letto alcuni degli altri contributori a Stile libero, mi ci trovo molto bene, persone che hanno la loro da dire, ognuno a suo modo. Diversi ma rispettosi l'uno dell'altro, senza però il birignao della complimentosità che fra noi non serve, visto che infine ci siamo conosciuti tutti nella vita reale, che è comunque il teorema, il virtuale è un corollario, sebbene formidabile.

Buona giornata a te ed anche a Oreste, che mi auguro venga anche lui ad esplorare Stile libero, aperto a contributi di altri, basta usare lo Scrivimi in home page, io lo vedo, io Solimano.

Primo Casalini