01 febbraio 2007

LA MONTAGNA INCANTATA

da Pier Franco Schiavone

Visto che una mia amica ha impiegato 4 mesi a leggere questo meraviglioso libro, l’ho ribattezzato La Montagna Incartata. Non è un libro facile ma è splendido. Aldilà dei meravigliosi personaggi descritti da Thomas Mann, dal giovane Castorp all’intellettuale Italiano Settembrini fino al gesuita tedesco Naphta, le vere protagoniste sono la malattia e la sua più tragica conseguenza, la morte che incombe dalla prima all’ultima pagina. I dialoghi, specie tra Settembrini e Naphta, sono altissimi. Siamo agli albori della prima guerra mondiale e la vicenda si svolge in un sanatorio. Questo romanzo non è letteratura è La Letteratura.

4 commenti:

primo.casalini ha detto...

Altro che quattro mesi! Quando mi trovai a leggere La Montagna Incantata, alle tre di notte ero ancora lì, coinvolto da quel libro di cui capivo poco, ma quel poco era già tanto. Schiavone, ti sei scordato di Madame Chauchat, che dice, proprio alla fine della prima parte: "N'oubliez pas de me rendre mon crayon", in quel momento tutti avremmo voluto essere al posto di Hans Castorp, il felice restitutore di matite.

Pier Franco Schiavone ha detto...

È vero, inoltre non ricordavo quella frase intrigante. Tra l'altro, leggendo il libro, se si può osare tanto, facevo il tifo per Castorp che, a onor del vero, non era molto intraprendente. La figura di Chauchat, inoltre, con la sua leggiadria, secondo me nel romanzo esorcizza la morte. Sbaglio?

primo.casalini ha detto...

La stessa cosa è successa a me! Anch'io tifavo per Hans Castorp -probabilmente mi ci immedesimavo - ma fu la matita di Madame Chauchat a risolvere positivamente la situazione. Può essere, quello che dici riguardo l'esorcizzare la morte mediante Madame Chauchat. Credo che il sanatorio sia un po' la metafora della grande crisi europea nella prima guerra mondiale, difatti nell'ultima pagina Hans Castorp è su un campo di battaglia. Il libro è del 1924.

Primo Casalini

oreste ha detto...

C. Cases ha detto una volta: “Io non ce l’ho fatta a rileggerlo il Zauberberg! Naphta e Settembrini sì, sono personaggi che ancora tengono; ma quelle descrizioni di malati, una cosa che non finisce più, oggi è cambiato tutto, insomma quel romanzo è illeggibile”. Ma Mann aveva detto che Der Zauberberg somiglia ad un testo musicale e perciò va proprio riletto: la seconda volta, conoscendo già il motivo, si possono vedere i particolari.